Calcio italiano

“Ho visto Maradona…”

di Alfonso Esposito

Non hanno capito nulla, Diego. Solo chi non ti conosce crede che tu non ci sia più. Ma chi, come me e come milioni di altri come me, ti ha visto per davvero, e non in tv o sul pc, lo sa bene che non è così. È la fede, quella azzurra, che ci rende certi di questo. Come quando l’evangelista Giovanni, per attestare la veridicità della sua testimonianza sul Cristo, ripete di aver visto tutto ciò che mette per iscritto. Anche io, anche noi abbiamo visto. Per questo è vero quello in cui crediamo. Che sei e resti il più grande di tutti. Il dio del calcio venuto a Fuorigrotta a miracolarci. E non solo a Fuorigrotta, in tutta Italia, in tutto il mondo.

Ho visto Maradona, ho visto Maradona…”, qualcuno lo svaluta a semplice coretto da stadio, ma fin da quando io, noi lo abbiamo intonato per la prima volta sapevamo che non era solo questo, era molto di più: un atto di fede nell’uomo che, fascia di capitano al braccio, ha guidato la rinascita, la risurrezione di Napoli. Mai come con te siamo stati orgogliosi di essere napoletani. Non più emigranti, non più colerosi mangiaspaghetti, non più pizzasolemandolino, non più camorra&terremoto. Napoletani, campioni d’Italia, campioni d’Europa in Uefa, anche campioni del mondo con te e la tua Argentina in quel mundial messicano dove pretendesti di avere con te un pezzo di Napoli come Salvatore Carmando, l’unico privilegiato ammesso a toccare con mano i tuoi muscoli divini.

La misura della verità di tutto questo è nell’invidia diffusa per quello che hai fatto e vissuto con noi, solo con noi. Ti volevano tutti, non ti ha avuto nessuno come noi. Il tuo tempio era solo il San Paolo, gli altri erano e restavano semplici stadi. Anche per questo, quando, come il divino Achille, hai mostrato il tuo tallone, hanno gridato alla scandalo per la tua umana debolezza. Anche allora non hanno capito nulla. Proprio per questo eri e resti il campione di tutti. Ma proprio tutti. Perché un campione non è veramente tale se non rappresenta ognuno, anche con le sue debolezze e miserie. Credevano che questo bastasse per crocifiggerti, non hanno compreso, invece, che così ti consacravano come il vero simbolo di tutti. Anche degli sconfitti della vita.

Perché, come tutti, hai perso, ma quando hai vinto è stato chiaro che era per la tua classe infinita, per quell’amore per il pallone che consentiva solo a te di inventare prodigi nemmeno lontanamente immaginabili per gli altri. Le leggi della fisica e della dinamica le hai riscritte tu, con gol impossibili e assist al di là di ogni umana capacità. Anche per quella rete con la “mano de Dios” inflitta alla detestata Inghilterra hanno gridato allo scandalo, ti hanno marchiato a fuoco come ladro e truffatore, ma pure in quell’occasione non avevano capito che avevi fatto giustizia, perché chi di mano ferisce sottraendo le Malvinas, come sosteneva da sempre il governo argentino, di mano perisce al mondiale. Avevi fatto giustizia a modo tuo, un modo apparentemente ingiusto, ma che cambiava senso se visto dall’ottica di chi si sente ferito nel sentimento patrio.

Era destino che tu lottassi sempre, che dovessi sudartela la gloria, pur essendo un predestinato. In Messico, checché ne pensino gli altri, hai vinto da solo e chi azzarda improbabili letture per dire che, in fondo in fondo, quelli che ti circondavano, tranne un paio, non erano semplici mestieranti, evidentemente o non ricorda bene le partite disputate dall’Albiceleste o non ha consapevolezza di quali giocatori di levatura internazionale abbia sempre espresso il football argentino. Solo tu potevi vincere un mondiale praticamente da solo.

Per chi, come me, ha visto Maradona tutto il resto non conta, l’unica verità è che solo con te noi napoletani siamo stati campioni, abbiamo conosciuto il sapore della vittoria e della gloria. Quella vera. E nessuno da allora è stato più capace di farci abbassare la testa, di spogliarci dell’unica certezza che avevamo ed abbiamo. Di valere molto, moltissimo, anche nel calcio. Non più comparse, ma protagonisti. Per tutto questo solo chi non ha visto dal vivo non ha capito che a te la vita non può essere tolta, ma trasformata. Dal 25 novembre sei nato anche al cielo, dove è giusto che tu stia. Perché quelli come te, visti da quelli beneficati come me, devono stare il più in alto possibile. Sempre.

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