Calcio italiano

Lazio-Roma 2-1, 16.10.2011

Rimonte, capitolo 9.

di Luigi Della Penna

Dopo cinque derby senza il becco d’un punto, i biancocelesti, guidati da Edy Reja, vincono una sfida dal finale leggendario, contro una Roma che ben aveva figurato nel primo tempo, passata in vantaggio con Daniel Pablo Osvaldo, al quinto minuto di gioco.

Vi ho purgato anch’io, recita la maglia bianca, indossata sotto la tenuta giallorossa d’ordinanza.

Luis Enrique dispone una formazione ben messa in campo, ordinata, lucida: Gago e Pjanic tessono trame interessanti e reggono l’equilibrio di una partita che, apparentemente, vede la Roma favorita.

Marchetti è un ostacolo duro a morire: la Lazio non cede, attutisce i colpi ricevuti, arrivando al primo giro di boa saldamente ancorata al match.

Ad inizio ripresa, quando Kjaer viene espulso per fallo su Brocchi e conseguente calcio di rigore, la Roma perde il comando.

Hernanes è implacabile dal dischetto.

Uno a uno, ha inizio la rimonta laziale.

Klose e Cissè sono irresistibili, ma vuoi l’imprecisione, vuoi Stekelenburg e i pali, il risultato non muta, nonostante Hernanes stia dimostrando tutto il suo  valore tecnico e Brocchi corra per tre. Occorre una giocata che spezzi l’ordine naturale delle cose, la monotonia del fraseggio e che rompa i tatticismi da barricata finale.

Minuto 93, la Lazio è in avanti, consapevole di quanto poco manchi al fischio finale. Il Profeta tiene palla, si guarda intorno, nel tentativo di servire il compagno meglio piazzato, quindi scorge Matuzalem, qualche metro più avanti.

Ecco il tocco illuminante, sinistro di prima intenzione, inaspettato per chiunque, non per chi sa leggere le azioni con un secondo d’anticipo.

Miroslav Klose stoppa all’interno dell’area giallorossa e con il destro colpisce.

Rasoterra irresistibile.

Edy Reja corre ad abbracciare i suoi ragazzi, in uno scatto di pura estasi calcistica. Qualcuno, sornione, ha paragonato quell’istantanea a momenti di pura essenza romanista targati Carlo Mazzone e forse si, ne ha ricordato le movenze, la gioia della vittoria da tanto sospirata e, finalmente, giunta a compimento.

Un derby non finisce mai, specialmente nella Città Eterna.

Mancava poco alla fine, quando il cielo della capitale si aprì, grazie ad un goleador, nato in Polonia e di origine tedesca. Sempre il 16 ottobre, nel 1978, un cardinale polacco salì al soglio pontificio, venendo sostituito alla sua morte, nel 2005, da un uomo a lui molto vicino e natìo della Baviera, tifoso di una delle squadre in cui Miro avrebbe giocato in seguito. Inutile dirvi i nomi dei protagonisti di questo intreccio involontario.

Sono belle le coincidenze, vero?

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