Calcio italiano

Inter-Juventus 2-3, 28.04.2018

Rimonte, capitolo 5.

di Luigi Della Penna

Un classico all’italiana.

Descrivere il Derby d’Italia è una delle questioni italiche più complesse e non dobbiamo, non possiamo parlarne solo in chiave sportiva: è una faccenda sociale, intellettuale che divide le oppiacee fazioni.

D’altronde, come tanti prima del sottoscritto hanno osservato, questo è il paese dei campanili e delle fazioni e cosa meglio di un rovente, spasmodico Inter-Juventus potrebbe attizzare i mai sopiti istinti polemici.

Esiste comunque una parte di appassionati che osserva la luna e non il proprio dito. Una partita può essere decisa da diversi fattori, anche da decisioni arbitrali, ma bisogna accettarle e ripartire, studiando i propri errori e capire, di conseguenza, come fare per eliminarli.

Ogni volta, lo stesso clima da crociata sportiva, noi contro di loro e viceversa.

In una mite serata di fine aprile del ventunesimo secolo, in quella che resterà per sempre la Scala del calcio, scendono in campo la Beneamata e la Vecchia Signora, l’una per la Champions, l’altra per rompere le ali del sognante Icaro napoletano, capitanato da Maurizio Sarri.

Massimiliano Allegri tiene in panchina Paulo Dybala e Medhi Benatia, schiera Juan Cuadrado terzino, cercando di dare una scossa all’ambiente, titubante dopo la sconfitta casalinga con il Napoli. Luciano Spalletti risponde con una formazione equilibrata, con Brozovic e Vecino a guardare le spalle e rifornire la banda offensiva, con Candreva e Perisic larghi, Rafinha dietro Icardi.

Non è un match banale, non può esserlo perchè, a prescindere dall’esito, l’Italia si ferma per novanta minuti, lasciando trasparire la propria essenza.

I bianconeri partono decisamente meglio e al 13′, Douglas Costa colpisce con un sinistro impeccabile. La Juventus è in vantaggio.

San Siro comincia a tremare.

Trascorrono i secondi, l’orologio non supera il 14′, Matias Vecino rifila un pestone a Mario Mandzukic, il signor Orsato prima decide per il giallo, poi il VAR comunica l’inderogabile: rosso. Il croato si abbassa il calzettone, sono visibili i segni di tacchetti e sangue. Decisione ineccepibile.

L’Inter non crolla, si compatta in nome di una vittoria da raggiungere.

Antonio Candreva, al 28′, indirizza il pallone sotto l’incrocio, quando tira così non ce n’è per nessuno, ma a difendere la porta bianconera non c’è un signor nessuno: Buffon vola, intervento da applausi, in molti non si sono neanche accorti del suo tocco decisivo tanto era difficile da concepire.

Al tramonto della prima frazione, Matuidi raddoppia, ma è fuorigioco.

Si va negli spogliatoi.

La Juventus ha in mano la situazione, ma è consapevole che l’Inter non abbasserà lo sguardo e i nerazzurri, scampato il pericolo, sentono di poter ribaltare il risultato.

Inizia la ripresa, passano sei minuti e Cancelo pesca Icardi, colpo di testa mortifero dell’argentino, l’Inter pareggia con il suo spietato numero Nove.

Cancelo gioca un ottima ripresa, Higuain non è in gran forma e al 62′ sbaglia un gol che, in altre occasioni, avrebbe realizzato a occhi chiusi.

Decisamente, è il match dell’anno in Serie A, troppe emozioni in un unico atto sono difficili da smaltire.

Altri due giri d’orologio, accade tutto in maniera improvvisa, Perisic sfugge a Cuadrado sulla sinistra, la mette al centro e Andrea Barzagli, nel tentativo di sbrogliare la matassa, insacca nella sua porta.

L’Inter è in vantaggio.

Napoli sogna, Milano è in tripudio, ma mai dare per morta la Juventus.

La Joya fa il suo ingresso in campo e Handanovic spicca il volo su un calcio di punizione battutto in maniera deliziosa, sul palo difeso dallo sloveno.

Minuto 87, Dybala e Cuadrado duettano, ogni secondo che passa è un macigno emotivo difficile da sopportare, il pallone entra in porta, beffardo. Due a due.

Santon ha sostituito Icardi poco prima del pareggio e il tecnico interista subirà pesanti critiche  per questo accorgimento decisamente difensivo: la realtà è che entrambe hanno una fame pazzesca, la Juventus possiede più qualità ed è più precisa dell’Inter, a sua volta non meritevole di perdere, ma il football è anche questo, andando oltre ogni polemica.

L’epilogo è epico, drammatico nel rimarcare lo spirito dello sport nella sua essenza: basta un’occasione, un momento, per cambiare il corso degli eventi.

Gonzalo Higuain, uno dei peggiori in campo, trova la giocata che trafigge il cuore nerazzurro e fa urlare di gioia la Juventus: è il gol dello scudetto, è il gol che trascina agli inferi il Napoli, è il gol che i giocatori dell’Inter e i tifosi tutti vogliono dimenticare, anche solo per un istante.

Tutto questo è irreale.

Tutto questo è il calcio.

Per i giorni a seguire si parlerà di Orsato e della fede calcistica di una persona a lui vicina, dell’espulsione rimediata da Vecino e di quella non inflitta a Pjanic.

Non cambieremo mai, quando queste due formazioni si scontrano, è come se avessimo un muro in testa, una parete fatta di odio e violenza verbale, accompagnate da un grado di ignoranza da campanile decisamente acuto.

 

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